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Michela una vita da sottomessa Atto 23


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
30.07.2025    |    8.529    |    4 9.6
"” L’odore di caffè amaro mi accoglie in ufficio, il freddo di ottobre che mi pizzica la pelle sotto il soprabito..."
L’aria di ottobre a Milano è pungente, l’odore di foglie umide e smog che si infiltra dalla finestra socchiusa, un contrasto freddo con il calore del mio corpo, ancora avvolto dalle lenzuola che profumano di lavanda e muschio. Mi sveglio, il mio unico pensiero: sono la schiava di Daniela. La mia fica, ormai una voragine spalancata dai grossi anelli da 4 cm che pendono dalle grandi labbra, cola un liquido caldo che mi bagna le cosce, l’odore di muschio che si diffonde come un incenso profano. Il tatuaggio sul pube, la diavolessa sdraiata con la scritta SLAVE in caratteri gotici, brilla nella penombra, un marchio che pulsa con ogni mio respiro. Mi alzo, il tintinnio degli anelli che echeggia, un suono metallico che proclama la mia depravazione. In bagno, l’odore di sapone al cocco mi accoglie, ma il mio sguardo cade sul mostro blu che mi aspetta sul lavandino, un plug da 10 cm che scintilla sotto la luce fredda. Lo prendo in mano, il metallo liscio e pesante, l’odore di acciaio che mi pizzica le narici. Mi chino leggermente, il mio buco che lo accoglie senza resistenza, un pop umido che squarcia l’aria, un gemito che mi sfugge: “Mmmh!” Accendo la vibrazione e la luce, un ronzio che mi fa tremare, un faro osceno che illumina la mia sottomissione.
Torno in camera, l’odore di lavanda delle lenzuola che si mescola al mio muschio, e noto un messaggio su WhatsApp. È Daniela, la mia Padrona, e il cuore mi martella mentre leggo: “Stamattina indossa le calze nere a rete larga da reggicalze, i tacchi da 12 cm e basta. Copriti con il soprabito bianco corto, niente bottoni, solo la cintura. Luciana ti aspetta.” Un brivido di ansia e desiderio mi percorre, l’odore di muschio che si intensifica, un fuoco che si accende nella mia fica. Obbedisco, infilando le calze a rete, il tessuto che graffia la mia pelle abbronzata, un marroncino uniforme che non porta segni di costume, un ricordo delle spiagge tailandesi dove mi esibivo nuda. I tacchi, neri e lucidi, mi fanno barcollare, il suono dei miei passi che echeggia sul parquet, un ritmo che annuncia la mia sottomissione. Il soprabito bianco, corto e leggero, si chiude solo con la cintura, lasciando intravedere gli anelli che tintinnano, il tatuaggio che brilla, un’esibizione che mi umilia ma mi eccita. Esco, l’odore di caffè amaro e smog che mi accoglie, il freddo che mi pizzica la pelle, un contrasto con il calore del mio corpo.

L’ufficio è un labirinto di scrivanie e neon, l’odore di carta e toner che si mescola al profumo di vaniglia di Luciana, una nuvola dolce che mi avvolge mentre entro. Mi tolgo il soprabito, il fruscio del tessuto che scivola, un suono che attira gli sguardi dei colleghi, e lo appendo all’attaccapanni vicino alla porta. Il mio corpo è in mostra, gli anelli ai capezzoli che scintillano, la catenella che tira, un pizzicore che mi fa gemere: “A-ahhh!” La mia fica, spalancata, cola, l’odore di muschio che si diffonde, il tatuaggio della diavolessa che brilla come un altare. Luciana mi aspetta, il tubetto di vaselina in mano, l’odore chimico che mi pizzica le narici. Mi siedo sulla poltrona, il cuoio freddo che sfrega contro il mio culo nudo, un brivido che mi fa tremare. Luciana si avvicina, spalmando la vaselina sul tatuaggio, le sue dita che scivolano lente sulla diavolessa, la scritta SLAVE che sembra pulsare sotto il suo tocco. “La tua pelle è perfetta, così abbronzata,” dice, la voce carica di ammirazione. “Niente segni di costume?” Sorride, curiosa. “Sì,” rispondo, compiaciuta, “anche col costume era come essere nude. Le strisce di tessuto erano così piccole che gli anelli spiccavano.” Aggiungo, con un ghigno: “Daniela odia le striscioline bianche.” Luciana ride: “Eri oscena, vero? In mostra per tutti.” Il suo tono è un misto di rimprovero e desiderio, l’odore di vaniglia che si intensifica.
“Girati, devo idratare il tuo buco,” ordina. Obbedisco, il plug blu che vibra e lampeggia, un faro che attira il suo sguardo. Lo estrae, un pop umido che echeggia, l’odore di muschio che esplode. Lo appoggia sulla scrivania, un mostro che mi fa rabbrividire per la sua grandezza. Luciana spalma la vaselina, le sue dita che scivolano sul mio buco, un contatto che mi fa gemere: “Mmmh!” “Cazzo, Michela,” esclama, sorpresa, “il tuo buco è una voragine. L’hai usato tanto in ferie?” Sorrido, euforica: “Sì, ci sono entrate mani, cazzi, a volte due alla volta.” La mia spavalderia la sconvolge, ma sulla porta appare Daniela, il suo profumo di sandalo che mi travolge, un sorriso compiaciuto sul viso. “Non l’hai mai fistata, vero, Luciana?” chiede, la voce autoritaria. Luciana scuote la testa, e Daniela ordina: “Oggi incominci.” Luciana, titubante ma vogliosa, infila un dito nel mio culo, poi due, poi tutta la mano, un fisting timido che mi strappa un gemito: “Siiii!” Daniela la rimprovera: “Non così, stupida! Più foga, più cattiveria. Vedrai che le piace.” Luciana si lascia andare, la sua mano che si muove veloce, un pugno che si apre e ruota, un ritmo che mi squarcia. Daniela ordina: “L’altra mano nella fica, fistala forte!” Luciana obbedisce, la sua mano che scava nella mia fica, gli anelli che tintinnano, la barretta al clitoride che strofina, un piacere che mi devasta. Urlo: “Spaccami, vai più forte!” Squirto, un getto biancastro che bagna Luciana, l’odore acre che riempie l’aria, un urlo disumano: “Siiiiiii!” Daniela, soddisfatta, ordina: “Leccati le dita, Luciana. Ti piace il sapore della tua capa?” Luciana, frastornata, lecca, l’odore di muschio che la avvolge: “Cazzo, che buon sapore.” Daniela sorride: “Da domani lo farai ogni giorno, dopo la vaselina.” Luciana annuisce, entusiasta: “Ho sempre sognato di usare la mia capa come una troia.”
Daniela entra, mi dà una sculacciata, le cinque dita che bruciano sulla chiappa, un gemito che mi sfugge: “A-ahhh!” Anche lei indossa un soprabito bianco, chiuso solo dalla cintura, un oggetto nero che pende tra le sue cosce, un’ombra che mi fa tremare. “Metti il soprabito,” ordina, “andiamo da tua sorella.” Luciana rimette il plug, un pop umido che echeggia, e ci avviamo, l’odore di sandalo e vaniglia che mi segue.

L’ufficio di Sabrina è a pochi passi, l’odore di carta e caffè che si mescola al patchouli della mia sorellina, una nuvola che mi accoglie mentre bussiamo. Daniela spinge la porta, che si chiude a metà, lasciando uno spiraglio, un invito al voyeurismo. Ci togliamo i soprabiti, il fruscio del tessuto che scivola, un suono che echeggia nell’ufficio. Il mio corpo è in mostra, gli anelli ai capezzoli che scintillano, la catenella che tira, la mia fica che cola, l’odore di muschio che si diffonde. Sabrina ci guarda, i suoi occhi che brillano di desiderio: “Siete splendide, abbronzate. Sorellina, con quegli anelli e quel tatuaggio sei una slave perfetta.” Il suo sguardo si posa su Daniela, sul mostro nero che pende tra le sue cosce, un’espressione di paura e curiosità. “Cos’è quella cosa?” chiede. Daniela sorride, sistemando lo strap-on, infilando la parte piccola nella sua fica, l’odore di lattice che si mescola al sandalo. “È per te,” risponde, tirando le cinghie, lo strap-on che svetta, enorme e minaccioso. Sabrina, spaventata, balbetta: “È troppo grosso, non mi entra.” Daniela, con un ghigno sadico: “Lo prenderai tutto, vedrai.”
Sabrina si spoglia, la camicetta bianca e la gonna nera che cadono, l’odore di patchouli che si intensifica, il reggicalze e le calze nere che incorniciano il suo corpo magro. Daniela la guarda: “Brava, ma sii più sbarazzina. Accorcia la gonna, apri qualche bottone. Il tuo seno piccolo deve vedersi.” Sabrina obbedisce, il suo corpo esposto, un contrasto con la mia quarta abbondante. Mi ordina: “Sorellina, sulla scrivania, sporgi il culo.” Obbedisco, il cuoio freddo che sfrega contro il mio seno, un brivido che mi fa gemere. Sabrina estrae un mostruoso strap-on dal cassetto, l’odore di lattice che mi pizzica le narici, e lo indossa. Toglie il mio plug, un pop umido, e infila lo strap-on nel mio culo, un colpo deciso che mi squarcia, un urlo che mi sfugge: “Siiiiiii!” Daniela si avvicina a Sabrina, il suo strap-on che preme contro il suo buco, un movimento lento ma inesorabile. Sabrina, spaventata, balbetta: “Fai piano, è troppo grosso!” Daniela, con un sorriso crudele: “Rilassati, lascia che entri.” Lo strap-on scivola dentro, l’odore di muschio e lattice che si mescola, e Daniela inizia a muoversi, ordinando a Sabrina: “Spingi nel culo di tua sorella.” Troviamo un ritmo, un trenino di corpi, gli strap-on che entrano ed escono, il clap della carne che echeggia, i nostri gemiti che si intrecciano: “Siiiiiii!”
Una voce ci interrompe: Enrica, la venditrice, sulla porta. “Vi divertite senza di me?” Entra, si spoglia, l’odore di profumo floreale che la precede, la porta che resta socchiusa. Si siede sulla scrivania, la sua fica a un soffio dalla mia bocca: “Leccami, troia.” Obbedisco, la mia lingua che scava, il sapore salato che mi inebria, mentre tira i miei anelli ai capezzoli, un pizzicore che mi fa urlare: “A-ahhh!” Le urla e i gemiti riempiono l’ufficio, i dipendenti che si avvicinano, i loro sguardi che ci trafiggono, l’odore di muschio che si diffonde. Dopo un’ora, siamo stremate, i nostri corpi che pulsano, l’odore di sudore e muschio che ci soffoca. Enrica se ne va, e Daniela estrae un plug verde da 4,4 cm, porgendomelo: “Mettilo a tua sorella.” Sabrina si inchina, il suo buco ancora aperto, e infilo il plug, sento il risucchio del suo culo, l’odore di muschio che si intensifica. Daniela sorride: “Ora fai parte della famiglia dei culi sfondati.”

Usciamo, dirette al taxi dell’egiziano, l’odore di smog e patchouli che ci avvolge, il suono dei tacchi che ticchettano sull’asfalto. Saliamo, i nostri culi nudi sulla pelle dei sedili, un brivido che mi fa gemere: “Mmmh!” Sabrina, con la gonna accorciata, mostra il plug verde che lampeggia tra le sue chiappe, l’odore di sesso che si mescola al cuoio. Io, con il soprabito che lascia intravedere gli anelli, sono un’esibizione oscena. Daniela, seduta davanti, estrae un vasetto dalla borsetta e lo porge all’egiziano: “Ti è piaciuto lo spettacolo delle nostre fiche? Fatti una sega e riempilo.” Lui, eccitato, l’odore di sudore che emana, si slaccia i pantaloni, il suo cazzo di discrete dimensioni che pulsa, e si masturba, il suono della sua mano che scivola, un ritmo che mi accende. Sborra in pochi istanti, l’odore acre che riempie l’aria, riempiendo il vasetto. Daniela lo prende, soddisfatta: “Bravo, forse un giorno una di noi lo proverà.”
Arriviamo da Mara, la ginecologa, l’odore di disinfettante e camomilla che ci accoglie. Bussiamo, entriamo, la porta che si chiude con un clic. Mara, dietro la scrivania, indossa un camice bianco che mostra la sua nudità, l’odore di camomilla che si intensifica. Ci bacia, le sue labbra che sanno di menta, un bacio passionale che mi fa tremare. “Perché siete in tre?” chiede. Daniela risponde: “Io e Michela siamo state troie in ferie, e Sabrina si è unita. Controllaci.” Ci spogliamo, i soprabiti che scivolano, l’odore di muschio che si diffonde, le calze a rete come una divisa. Mara mi guarda: “Tocca a te.” Mi sdraio sul lettino, le gambe oscenamente spalancate, l’odore di muschio che esplode. “Una vera schiava sfondata,” dice, tirando gli anelli ai capezzoli, un pizzicore che mi fa gemere: “Siiii!” Infila uno speculum nella mia fica, l’acciaio freddo che mi squarcia, poi nel culo, dopo aver tolto il plug. Lo apre al massimo, un dolore che si trasforma in piacere, un urlo che diventa un gemito: “Siiiiiii!” Squirto, un getto che bagna il lettino, l’odore acre che riempie l’aria. Mara sorride: “Sempre in calore.” Daniela propone: “Lasciale lo speculum dentro.” Mara annuisce, e mi alzo, il buco spalancato, un peso che mi fa barcollare, l’odore di muschio che mi segue.
Tocca a Daniela e Sabrina, visitate allo stesso modo, l’odore di disinfettante e muschio che si mescola. Mara preleva campioni vaginali, ma io soffro, lo speculum che mi tiene aperta, una voragine che pulsa. Daniela ordina: “Pagatela in natura.” Sabrina si sdraia sul pavimento, leccando la fica e il culo di Mara, l’odore di camomilla e muschio che esplode, mentre io la bacio, la mia lingua che si intreccia con la sua, il sapore di menta che mi inebria. Premo i suoi capezzoli, un gemito che le sfugge: “Siiii!” Sabrina divora Mara, che squirta dopo venti minuti, un misto di squirt e piscio che bagna il suo viso, l’odore acre che ci soffoca. Siamo stremate, l’odore di muschio e camomilla che ci avvolge. Mara toglie lo speculum, il mio buco che fatica a chiudersi, il plug che scivola dentro. Ci rivestiamo, baci lesbici che sanno di menta e muschio, e torniamo in ufficio, l’egiziano che ci aspetta.

Tre giorni dopo, Mara chiama Daniela: “Siete sane come pesci. Anche lo sperma è pulito, ma a cosa serve?” Daniela ride: “Per la colazione di Michela.” L’odore di caffè amaro mi accoglie in ufficio, il freddo di ottobre che mi pizzica la pelle sotto il soprabito. Luciana mi aspetta, l’odore di vaniglia che la precede, il tubetto di vaselina in mano. Mi tolgo il soprabito, gli anelli che tintinnano, il tatuaggio che brilla. Luciana spalma la vaselina sul tatuaggio, poi sul mio buco, estraendo il plug, un pop umido che echeggia. Fista il mio culo e la mia fica, un ritmo feroce che mi squarcia, un urlo che mi sfugge: “Siiiiiii!” Squirto, l’odore acre che bagna la poltrona. Sul tavolo, un vasetto, l’odore di sperma che mi colpisce. Luciana dice: “La tua colazione, ordina Daniela.” Lo annuso, l’odore acre che mi inebria, e lo assaggio, il sapore salato che mi brucia la gola. Lo bevo tutto, raccogliendo le gocce con un cucchiaino, l’odore che mi soffoca, un gemito: “Mmmh!” Luciana, stupita: “Sei sempre più troia.” Sorrido, compiaciuta: “È quello che sono, e ne sono felice.”
La porta si apre, Daniela entra, l’odore di sandalo che mi travolge, uno strap-on nero che pende tra le sue cosce. “Sulla scrivania, troia,” ordina. Obbedisco, il cuoio freddo che sfrega contro il mio seno, l’odore di muschio che esplode. Sabrina entra, il suo patchouli che si mescola al sandalo, uno strap-on che svetta. Daniela estrae il plug e infila lo strap-on nel mio culo, un colpo che mi squarcia, un urlo: “Siiiiiii!” Sabrina si unisce, il suo strap-on nella mia fica, un ritmo alternato che mi devasta, il clap della carne che echeggia. Daniela morde i miei capezzoli, un morso erotico che mi fa godere, non dolore ma piacere, un gemito: “Siiii!” Sabrina lecca la mia fica, il sapore salato che la inebria, poi squirta nella mia bocca, l’odore di patchouli che mi soffoca. “Ti è mancata la mia piscia?” chiede, pisciandomi in bocca, un getto caldo e acre che bevo, l’odore che mi travolge. Daniela si unisce, pisciandomi in bocca, il sapore salato che si mescola al sandalo, ogni goccia un voto di devozione. Squirto, un lago che bagna il pavimento, l’odore acre che ci consacra, un urlo: “Siiiiiii, Padrona!” Una melodia immaginaria di violino, struggente e passionale, risuona nella mia mente, un inno alla mia depravazione. Sono la loro schiava, il mio corpo devastato, la mia anima marchiata, un altare di lussuria consacrato a Daniela e Sabrina

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